La Spezia in giallo La Spezia in giallo

Racconti brevi

"Io e il vampiro"

Tutti in Paese lo chiamavano così. Su di Lui avevo sentito voci agghiaccianti. Nessuno l'aveva mai visto in volto da quando si era trasferito nella grande villa immersa nel verde, tenebrosa e silenziosa. Usciva solo di notte, si diceva, per andare a ballare con le Streghe nei boschi o per realizzare incontri carnali con vergini che rapiva a quel fine. Eppure io ero curiosa, curiosa da morire e... per niente spaventata. Separare i fatti dalle dicerie, mi avevano insegnato al corso di Giornalismo che avevo frequentato all'Università. E allora un fatto era che il Vampiro si chiamava in realtà Diego Valpi e si era trasferito in Paese cinque anni prima. Un altro fatto era che effettivamente non si era mai visto in giro: non andava neanche a fare la spesa... e questa, sì, era una cosa strana: ogni giorno ordinava per telefono all'unico negozio di alimentari quel che gli serviva e se lo faceva lasciare davanti al portone della villa con il conto della spesa dentro. A fine mese, regolare come un orologio svizzero, pagava con bonifico ciò che doveva. Su google non avevo trovato nulla che riguardasse un tale di nome Diego Valpi, almeno niente di particolare. La casa dove viveva aveva anch'essa una storia sinistra. Era appartenuta ad una bella famiglia londinese che ci veniva a trascorrere le estati. Madre padre e due gemelline bionde e belle di sei anni. Nell'agosto del 1982, e questo era un fatto, perchè ricordavo d'averlo letto nei giornali d'allora, anche se all'epoca avevo solo dieci anni, le gemelline giocavano nel solaio della grande villa. Non si seppe mai come, una delle due, scivolò dentro ad una botola che immetteva in un vano dimenticato, una sorta di ripostiglio... la sorellina nel tentativo di aiutarla, scivolò pure lei. Nessuno sapeva della botola e le bimbe vennero cercate a lungo senza che a nessuno venisse in mente di controllare la soffitta. Le trovarono dopo giorni. Morte entrambe. I genitori, sconvolti, chiusero la villa e non vi tornarono mai più. La casa rimase lì, abbandonata per molto tempo. Poi, una decina di anni dopo, venne messa in vendita, ma nessuno voleva comprare la villa dell'orrore. Nessuno, tranne Diego Valpi. O meglio, un avvocato di Milano, che l'aveva acquistata, mi ero informata, per procura in nome del signor Valpi.

Accidenti alla mia maledetta curiosità!! Che ci facevo ora davanti al cancello della villa del Vampiro? Sì, è vero, il professore di giornalismo dell'Università diceva sempre che la curiosità è la prima virtù di un buon giornalista... ma... non ricordavo avesse mai detto nulla dei numerosissimi pasticci nei quali può ficcarti una dose eccessiva di curiosità! Guai, grossi guai. Perchè non solo stavo lì davanti ma avevo pure suonato al campanello. Ed ora l'enorme cancello cigolava sinistramente, aprendosi lentamente. Il Vampiro, senza domandare neppure chi fossi, mi lasciava entrare nella sua oscura dimora. Traversato il breve vialetto alberato arrivai al portone. Mi guardai intorno. Il giardino era trascuratissimo: erbacce ovunque. L'ingresso era accostato. Entrai. Un grande salone polveroso e buio. Pesanti tende di velluto schermavano la luce che filtrava fioca, fioca dalle finestre. Ai Vampiri, si sa, da fastidio il sole... Lui non c'era. Feci alcuni passi che risultarono ovattati sul tappeto color amaranto. "C'è nessuno? - dissi - mi scusi... mi chiamo Cristina Milo e volevo..." "Buongiorno signorina Milo..." una voce calda, dai toni bassi... quasi roca. Sussultai e mi voltai. Il Vampiro stava in piedi sotto un arco. Era vestito di scuro. Ne intravvedevo la sagoma e nient'altro avvolto com'era nella penombra. Vicino a lui ringhiava piano un grosso cane nero. "Ecco io..." balbettai e feci per avvicinarmi. "Stia ferma dov'è!" ordinò lui ed il cane ringhiò più forte. "Ecco io sono una giornalista e..." dissi cercando di simulare una calma che davvero non avevo. "Sì, sì, già sentita. Che fa? Vuole intervistare un vampiro? Beh, almeno lei non si è portata dietro un paletto di frassino come l'ultimo imbecille che è stato qui. E nemmeno teste d'aglio come fanno i ragazzini che vengono a disturbarmi lanciandole oltre il cancello nei loro pigri pomeriggi di noia..." "Certo che no! Non mi permetterei mai e poi.. ecco io non credo a certe sciocchezze..." "Bene allora se non ci crede, può smettere di tremare e tornarsene da dove è venuta..." Il tono non ammetteva repliche. Ma io, da buon giornalista, avevo addentato la preda e non volevo lasciarla. Il cane abbaiò. "Zitto!!" fece lui e l'animale obbedì accucciandosi. "Non posso farle neanche una domanda? Del resto mi ha fatto entrare..." Mi capitava sempre così. Ogni volta che avevo paura mi veniva spontaneo aggredire a mia volta. "Ma certo - fece lui ironico - un'intera intervista, se lo vorrà. Ma sono sicuro che non vorrà. Scommettiamo?" e fece alcuni passi avanti uscendo così dal cono d'ombra. Ed io lo vidi. Vidi un uomo senza volto. Qualcosa, forse un'esplosione, gli aveva portato via il naso del quale restavano solo due orridi buchi scuri, le narici. La bocca non aveva labbra e lasciava vedere i denti. Un occhio era completamente bianco, ma l'altro, scuro come la notte, mi fissava con un'espressione che era un miscuglio di sentimenti. Rabbia? Dolore? Persino un qualcosa di molto simile al desiderio di rivalsa, ci vidi dentro. Mio malgrado ne fui terrorizzata. Il cane ringhiò di nuovo. "Scusi... s... scusi..." balbettai. Ed iniziai a correre. Corsi fuori dalla villa, giù per il vialetto a perdifiato, fino a varcare il cancello. E poi ancora, corsi ancora per l'antica via romana di ciottoli sconnessi, inciampando, graffiandomi le caviglie nude con l'erbacce che crescevano tra un sasso e l'altro. Corsi tra le case del paese. Corsi fino a che avevo fiato e poi mi lasciai andare esausta nel verde prato dall'erba alta e profumata, nel quale, non sapevo come, ero arrivata.

Guardavo fuori dalla finestra la campagna. Silenziosa eppure viva. Ricordavo un sacco di storie sugli abitanti fantastici dei boschi. Un sacco di leggende. Sentite dalle vecchie del Paese. Fate, folletti streghe e vampiri, appunto. Ma di uomini senza volto, neanche una. Cosa poteva averlo ridotto così? Deturpato com'era non c'era da stupirsi che non volesse avere contatti con la gente. La gente sa essere molto cattiva. E lo era stata, infatti. Tutte quelle storie su di lui: che rapiva le vergini e ballava con le streghe... oddio, con quel volto!!! No, lui il suo inferno privato già lo aveva. Perchè ero fuggita? Orrore, paura... certo, chiunque sarebbe stato preso alla sprovvista dal suo aspetto, ma non era una scusa buona. Non per come volevo essere io: l'uomo lo fa il cuore, non certo l'aspetto. Aveva un cuore cattivo Diego Valpi? Aveva un cuore cattivo il Vampiro? "Gentil Signor Valpi, volevo scusarmi per il modo brusco col quale l'ho lasciata qualche giorno fa. Le garantisco che non è da me. Se è sempre dell'idea di rilasciarmi un'intervista sarò felice di ascoltarla. Mi dica dove e quando" Accompagnai questo biglietto col mio numero di cellulare e lo infilai io stessa nella buca delle lettere del Vampiro. Aspettai. Aspettai rassegnata a non avere risposte e invece arrivò un messaggio proprio quando ormai non ci speravo più. "Domani 14.30 a casa mia. Diego"

Che ci facevo seduta lì? Cosa ci facevo accovacciata nella poltrona di pelle nera nel polveroso salotto del Vampiro che odorava di chiuso e di vecchio? Il Vampiro mi guardava, presumevo, perchè non riuscivo a vederlo bene. Stava in fondo alla stanza, seduto pure lui. Mascherava la sua deformità rifugiandosi dietro una sciarpa di seta alta fin sopra il naso. Sentivo lo sguardo dell'occhio sano su di me, mentre l'altro era, per l'occasione, coperto da una benda, come quella dei pirati. Paura? Avevo paura? No. Non era quello il sentimento che provavo. Ero terribilmente incuriosito e, senza una vera ragione ero dispiaciuta per quell'uomo. "Beh, non mi fa domande, signorina Milo?" "Ecco... non saprei da dove cominciare..." fui sincera. "L'aiuto io. Mi domandi cosa mi ha ridotto così: è questo ciò che vuole sapere, vero? È questa la ragione per la quale è tornata qua vincendo l'orrore che prova guardandomi?" "Sì, cioè no... ecco io... sì... insomma, mi racconti la sua storia..." Che razza di figura stavo facendo. Professionale, proprio professionale. Complimenti, signorina Milo! E dire che nei miei sogni segreti speravo di vincere un giorno il Premio Pulizer!! Il principale problema non era neppure il suo aspetto. Erano le dicerie sul suo conto. Era la faccia di mia sorella quando le avevo detto che avrei intervistato il Vampiro. Era il fatto che tutti davano per scontato che fosse cattivo, che mi avrebbe fatto del male. E avrebbe potuto. Sola nella sua casa, avrebbe potuto aggredirmi quando voleva. Invece rispose pacato "Mi sorprende che abbia avuto il coraggio di venire a casa mia, signorina. Complimenti. Farà strada." Nonostante tutto arrossii... ma lui non se ne avvide e continuò. "Dieci anni fa ero un altro uomo - io accesi il registratore - mi perdonerà la presunzione ma ero un bell'uomo. Avevo tutto. Una moglie affascinante ed innamorata, un paio d'amanti occasionali, un lavoro importante come chimico in una multinazionale di fama mondiale. E poi auto sportive, feste, viaggi nei posti più belli del mondo. Tutto ciò che si poteva desiderare era mio. L'avevo e non me ne accorgevo. Oppure lo davo per scontato. Quanti anni ha, signorina?" Santo Cielo! Ora era lui che faceva le domande a me! "Trenta" risposi, da brava scolaretta. Il Vampiro rise. Una risata sussurrata, agghiacciante per certi versi. "Quanto è giovane, beata lei!" ed io lo immaginai mentre tentava di mordermi il collo per dissetarsi col sangue di una giovane donna. Mi agitai sulla poltrona. Rise di nuovo. "Non tema. Noi Vampiri non aggrediamo mai le nostre vittime prima del tramonto. Può stare tranquilla ancora qualche ora..." Questa volta fui io a sorridere. Lui riprese. "Ha mai pensato che un solo attimo può cambiarti la vita? Una distrazione di un momento e... paff è tutto finito. A me è capitato così. Maneggiavo un nuovo tipo di esplosivo. Micidiale e delicato ad un tempo. Mi distrassi e quello esplose. Il risultato è quello che vede. L'incidente si portò via anche la moglie e le amanti. Sia sincera lei starebbe accanto ad un uomo come me? Avrebbe il coraggio di essere la mia donna? Loro non l'ebbero." Ero basita dalla sua schiettezza e certo non potevo contestarlo. Capivo. E più capivo, peggio mi sentivo. "Vada avanti" ebbi la forza di sussurrare. "Rimasi in un ospedale per quasi un anno, sospeso tra la vita e la morte. Una multinazionale non ti aspetta per così tanto. E se ne andò anche il lavoro. Le auto? I viaggi all'Estero? Che ci si va a fare nelle belle località se la gente inorridisce a guardarti e se gli albergatori stessi ti rifiutano perchè gli spaventi la clientela? Così smisi di viaggiare e di usare le auto. Questo è tutto, signorina. Così sono diventato il Vampiro. Ma qui sto bene. Questa casa mi piace, nonostante la sua fama. Anzi, proprio per la sua fama: è come me, sfortunata. I soldi non mi mancano e neanche la compagnia. Il mio cane sotto questo aspetto mi soddisfa molto più degli umani." E scese il silenzio. Lo guardai. Quanti anni poteva avere? Cinquantatre, cinquantaquattro non di più. Mi venne spontaneo chiedere: "Mi scusi... ma... non si può far nulla per... sì, per la sua... menomazione? So che la chirurgia plastica..." "No! Non voglio. Vede, signorina, quello che mi è successo io non voglio dimenticarlo. Tutte le volte che mi capita di guardarmi allo specchio, io ricordo. Ricordo che non ci si deve mai distrarre, che non si deve mai abbassare la guardia, darsi per scontati. Siamo tutti provvisori. Mi credevo invincibile, pensavo di poter giocare a dadi con la vita e di vincere. Queste cicatrici sono lì a ricordarmi che non è mai così. Che nessuno è indispensabile... Lei è giovane e bella e forse non ha mai pensato davvero a quello che le sto dicendo. Lo faccia. E ci scriva su un bell'articolo. Ho accettato di vederla e di parlarle principalmente per questa ragione. Vedo tante persone che buttano via la loro vita non comprendendone il valore. Racconti la mia storia, la storia di uno che aveva tutto ed è finito per diventare il Vampiro, colui che gira di notte perchè non ha più i requisiti per vivere normalmente in mezzo alla gente... Ho finito ora. Sono stanco. Mi affatico facilmente. Vado a stendermi un po'. Lei può rimanere quanto vuole e fare come fosse a casa sua. Il Vampiro non ha segreti. Certo, troverà pochi specchi in giro per casa. Ne basta uno per ricordare. Arrivederci." Si alzò e se ne andò scomparendo nell'ombra assieme al suo fedele amico cane. Silenzio. Non credevo che il silenzio fosse così pesante da sentirsi addosso. In quella casa invece lo era. Mi guardai attorno. Mobili antichi, pulviscoli di polvere che danzavano nella penombra sospinti da qualche probabile spiffero. Lenta e guardinga uscii leggera, in punta di piedi dalla villa del Vampiro.

SEI MESI DOPO


Chat, offline. Mi alzai e mi stiracchiai la schiena indolenzita dal lungo rimanere di fronte allo schermo di un computer. Buffa la vita. Il Vampiro ora era un mio Amico. Ci sentivamo tramite la chat quasi tutti i giorni. Ed avevo scoperto che era un uomo dolce ed anche affascinante, nonostante la sua menomazione. Nascosto dietro la maschera di un PC, si era rivelato una persona colta, seria e davvero speciale. Ci parlavo volentieri e con lui mi confidavo ricevendo sempre ottimi consigli. Sì, buffa la vita. Talvolta sembra toglierti tutto e invece ti sta permettendo di ricominciare. Infondo se non esistessero i cambiamenti di vita, non ci sarebbero le farfalle! L'articolo l'avevo scritto. Era stato pubblicato da una famosa testata ed aveva riscosso un successo fuori da ogni aspettativa che mi aveva regalato l'assunzione presso la suddetta testata. Era un gran traguardo per me. Quello che sognavo. Perchè talvolta i sogni si realizzano e per farlo utilizzano le più inconsuete strade. La mia si era chiamata Diego Valpi. E forse anche il destino del Vampiro aveva su scritto il mio nome. La nostra amicizia, lo sentivo, gli aveva giovato, in qualche modo. Cominciava a riavere voglia del mondo ed io, conoscendo il suo cuore, non vedevo più il suo aspetto. Ed è proprio vero che il prevedibile non si realizza quasi mai e l'inatteso sempre...